
L’idea della mostra nasce dall’osservazione dell’iconografia del cane attraverso una sequenza di oltre un centinaio di opere, fino a formare un’ideale collezione “a tema” che fissa alcuni punti salienti della sua emblematica. Da sempre e per primo accanto all’uomo, e oggi più che mai partecipe della nostra vita quotidiana, il cane è una presenza costante fin dagli albori dell’espressione figurativa, ma, relativamente alla nostra tradizione artistica, in particolari momenti storici assume un ruolo da comprimario. La mostra si snoda attraverso più secoli e vari filoni e generi artistici, illustrando il tema nelle sue principali sfaccettature, e si articola in due sezioni principali, una di carattere più didattico-esplicativo, che ne sintetizza l’evoluzione generale nel più ampio contesto di riferimento dell’arte europea, l’altra che si focalizza su opere riferibili all’ambiente artistico dell’area veneto-friulana, provenienti da importanti collezioni private e da Musei. Il percorso si snoda a partire dalle premesse ideali del tema trattato, tra storia e mitologia, con monetazioni di età romana che raffigurano Ulisse ed Argo o la fedeltà oltre la morte, per proseguire con una serie di incisioni cinquecentesche di scuola nordica e fiamminga, e in particolare con la portata immaginifica del bulino di Albrecht Dürer, che stigmatizza il ruolo del cane come compagno di caccia ideale e presenza quotidiana oltre che emblematica nelle scene religiose, proseguendo con Rembrandt, culminando con una spettacolare scena di caccia dipinta da Frans Snyders, specializzato nella raffigurazione animalista e richiesto dalle corti europee del primo Seicento. Si approda quindi all’area veneta, partendo dalle opere dei Bassano, sensibili alla resa naturalistica del cane sempre presente nelle scene di adorazione dei pastori, alle nature morte di Evaristo Baschenis, accanto a importanti esempi pittorici, da Pittoni a Crosato, dove la presenza del cane, anche a livello allegorico, è esaltata dalla resa naturalistica del tema in età barocca. Documentano il Settecento importanti opere di vedutisti attivi a Venezia come Luca Carlevarijs, dove la disinvolta presenza dei cani in posa anima lo scenario di piazza San Marco, e alcuni esempi della vera e propria celebrazione artistica dell’amatissimo cane di casa Tiepolo.

Ma è certo l’Ottocento il secolo più sensibile all’evoluzione del tema, in particolare per la fissazione delle razze divulgata dalle celebri tavole di Sir Edwin Landseer, raccolte nella celebre sequenza composta da 44 incisioni e 200 xilografie, esposta in mostra in un’edizione completa. Il ritrattista per eccellenza dei cani della casa d’Inghilterra è anche presente con uno straordinario dipinto dove l’umanizzazione del cane trova la sua massima espressione pittorica. Tra le varie opere che documentano questo particolare periodo, quando anche gli artisti più famosi si prestano come “ritrattisti” di cani, frequenti sono le scene di genere, come il ritorno dalla caccia, dove l’artista esibisce con competenza la conoscenza delle razze canine, ma anche le testimonianze di un rapporto sempre più stretto e confidenziale tra uomo e cane, in dipinti di artisti italiani come Antonio Rotta, mentre tra fine secolo e il primo Novecento, il cane diventa più che mai attributo di moda e di eleganza, come appare accanto ad elegantissime signore in posa, e, come curiosità, perfino nei ricami degli accessori femminili.
Arrivando ai giorni nostri, un nuovo corredo di simbologie allarga lo sviluppo figurativo del tema, fino a comprendere alcune opere di più stretta contemporaneità per concludersi idealmente, con un occhio di riguardo nei confronti dei più giovani visitatori, con i disegni originali da cui è nato il celebre fumetto della cagnolina Pimpa ideato da Francesco Tullio Altan.
L’esposizione, corredata da ampi apparati didattici, da un catalogo illustrato a cura di Isabella Reale, con contributi di Giuseppe Alessandra, Antonino di Colloredo, Paolo Casadio, Annalia Delneri, Maria Masau Dan, Tudy Sammartini, e animata da conferenze e incontri, si terrà nella suggestiva cornice del castello di Susans, nel cuore del Friuli, la cinquecentesca dimora dei nobili di Colloredo, che ha già ospitato nel 2007 una grande mostra dal titolo “Antichi maestri in Friuli. Dipinti per una collezione”, e che con questa iniziativa ribadisce la sua vocazione di sede per mostre ed eventi culturali di prestigio.
L’evento, promosso dal Comune di Majano del Friuli, è reso possibile grazie al contributo finanziario della Direzione Centrale per l’Istruzione, la Formazione e la Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, e ha ottenuto il patrocinio - oltre che della Regione - della Provincia di Udine e del Comune di Udine. Una parte del ricavato dei biglietti d’ingresso verrà devoluta a sostegno della Scuola Triveneta Cani Guida per non vedenti.
